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In ricordo di un amico
Sabato 8 Gennaio scorso si è spento improvvisamente Franco
Saburri: allievo, istruttore e soprattutto amico. Se n’è andato uno dei
pochissimi veri artisti del bonsai in Italia.
La notizia ci ha colto impreparati: molti sono rimasti
attoniti, altri frastornati, qualcuno non ci credeva… tutti abbiamo sentito un
gran senso di vuoto.
Ho pensato a lungo su cosa scrivere per ricordare Franco.
Inizialmente ho provato a raccontare la mia esperienza come suo allievo: dalla
prima volta che mi sono rivolto a lui per un consiglio, alle giornate di lavoro
con lui, alle lunghe e piacevoli conversazioni insieme da cui c’era sempre
qualcosa da imparare. Ma sarebbe stato un articolo troppo personale, riduttivo e
che, anche se molto sentito, non sarebbe stato adatto per l’occasione.
Poi ho provato a spiegare il ruolo che aveva Franco
all’interno del nostro mondo bonsaistico: dalle affascinanti serate che teneva
in ogni Club, ai seminari, ai consigli che sapeva sempre darti per scegliere un
vaso o per lavorare una pianta, alla passione che è stato in grado di
trasmettere a tutti coloro che hanno avuto modo di interagire con lui,
specialmente grazie alle manifestazione cui prendeva parte anche come
organizzatore: dalla Scuola d’Arte Bonsai, al Coordinamento; era una presenza
costante ed importante in tutte le associazioni del Piemonte, della Lombardia e
non solo. Ma Franco sapeva toccare l’animo di ognuno di noi in modo così
singolare ed unico che non gli avrebbe reso affatto giustizia salutarlo con una
sorta di curriculum vitae.
Infine ho pensato di descrivere la sensibilità e la
delicatezza di Franco per come traspare dalle sue piante, l’eleganza e la
semplice raffinatezza che si rivelavano dai suoi allestimenti e che si facevano
notare in tutte le mostre, la sua umiltà nell’insegnare; ma queste cose non sono
apprezzabili né in poche, né in tante righe, bisognava averle vissute con lui
per comprenderne l’unicità.
Allora ho cercato le foto di alcune sue opere per
schiarirmi le idee ed il motivo per cui tante parole per ricordarlo fossero vane
è apparso evidente. Franco era un artista e le parole comuni non possono
descrivere il suo modo di essere. Guardando quelle fotografie mi è riaffiorato
inconsciamente nella memoria un passo del carme “Dei sepolcri” di Ugo Foscolo.
“Siedon custodi de’ sepolcri e quando
il tempo con le sue fredde ale vi spazza
fin le rovine, le Pimplèe fan lieti
di lor canto i deserti, e l’armonia
vince di mille secoli il silenzio.”
Quando il tempo distrugge le tombe, metafora della
fisicità delle persone care, e ne cancella persino le rovine, la poesia eredita
il compito di conservare la loro memoria, e la sua forza è tale da ridar vita ai
deserti (simbolo dell’oblio) con la sua armonia, che vince la dimenticanza per
mille secoli.
Quella stessa armonia è presente nelle opere di Franco;
proprio ad esse è affidato il ricordo della sua sensibilità di artista e di
uomo, sono la sua poesia, che vince di mille secoli il silenzio.
Non so quale sarà la sorte dei bonsai e dei suiseki di
Franco, ma spero vivamente che chiunque ne avrà la futura responsabilità abbia
coscienza del fatto che in esse c’è il suo modo di essere e la sua storia: sono
una parte di Franco che vivrà con ognuno di noi e che continuerà ad insegnarci
saggezza e semplicità, così come ha sempre fatto lui di persona.
Se è vero che siamo ciò che trasmettiamo agli altri, forse
il modo migliore perché Franco continui ad essere vivo tra di noi è
semplicemente che ognuno lo ricordi per ciò che di personale ha saputo
lasciargli.
Mauro Coppa
il Bonsai Club Torino e
tutto il Coordinamento Bonsai Piemonte e Lombardia
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